La regia, dieci anni dopo, passa a Ol Parker, e, anche se alla base non c'è più l'ispirazione diretta di un musical già rodato, si direbbe che il copione del film nasca proprio dal desiderio di portare in scena molti brani degli ABBA che non avevano trovato posto in prima battuta. La musica è tanta, persino troppa, infatti la soluzione di continuità tra i pezzi cantati è spesso minima. D'altronde si canta e si balla dentro e fuori dai flashback, con la differenza che, là dove il personaggio interpretato da Amanda Seyfried piange lacrime melanconiche, l'ingresso di Lili James nel ruolo di Donna da ragazza è una risata sfrenata senza fine, sintomo squadernato di un amore per la vita e l'avventura che è da sempre l'ingrediente di successo della musica e del personaggio.
La parte dei ricordi è in ogni caso la più riuscita e la più divertente, tanto da relegare quella di Sophie e dei tre padri al ruolo di cornice, e segna l'entrata in scena di tre personaggi che si rivelano inaspettatamente all'altezza dei loro futuri - e ben più noti- se stessi. Per il resto il sequel cerca di sopperire alle manifestazioni dell'identità ripetitiva che lo caratterizza con un salto di dimensione, puntando su grandi numeri corali, che sfondano la barriera tra interni ed esterni ("When I kissed the teacher", "Waterloo").