Prendendo al volo un pretesto offerto dall'attualità, la minaccia da parte della Corea del Nord di un attacco nucleare contro gli Stati Uniti, Hollywood produce un action movie di circostanza e piazza secondo la 'congiuntura' un prodotto che dovrebbe eccitare una determinata categoria di spettatori. Quelli che amano il genere e quelli che amano stare sempre e comunque dentro la notizia. Diretto da Antoine Fuqua, Attacco al potere 'occupa' l'icona bianca della più potente forza mondiale, trasformandola in teatro di guerra. Meno radicale di Roland Emmerich, che in Independence Day disintegrava la Casa Bianca, Fuqua si limita a precipitarne qualche mattone e a precipitarla nel caos. Vulnerabile come l'eroe, che la riconquista a colpi di pistola e aforismi, la residenza presidenziale si presta alle chiassose demolizioni dei nord coreani e a manifestazioni scomposte di patriottismo, mentre fuori dai suoi cancelli la società si organizza con la stessa coesione tra le parti. Militari, politici, medici, infermieri, cittadini sono materia combustibile, capace di infiammarsi quando un nemico minaccia l'equilibrio della struttura provando a inceppare il sistema. Dentro una costruzione ricorrente, arrivo dell'invasore, attacco a sorpresa, panico, controffensiva inadeguata, scoperta del punto debole dell'avversario, vittoria, Attacco al potere lascia grossolanamente affiorare i fantasmi di una Storia traumatica recente, spuntando con un aereo l'obelisco di marmo bianco di Washington e reintegrando un ex agente che ritrova l'esaltazione delle lotte giuste.
Didascalico e (in)volontariamente sprovveduto, l'action di Fuqua recupera l'irriducibile ostilità dell' 'alieno', che proprio come gli extraterrestri di Mars Attacks! scimmiottano la ritualità pomposa del comitato di accoglienza per poi estrarre a sorpresa le armi e scaricarle su 'tutti gli uomini del presidente'. Ma il 'cervello' della Casa Bianca, ridotto a un cranio da Burton, in Attacco al potere è custodito dal fascino californiano di Aaron Eckhart, 'venditore di fumo' dal sorriso splendente. Solo per i suoi occhi, chiari in un taglio allungato, vive e combatte il fedelissimo agente di Gerard Butler, indeciso tra l'estetica plastica di Leonida e quella action e ad alto grado di immersività di Jack Bauer.
Se dell'eroe spartano replica l'impresa, uno su 300 ce la fa, dell'agente federale riproduce maldestramente l'eccezionalità. Ovvero quell'ideologia tesa a legittimare quello stato di eccezione, rispetto alle leggi e alle regole stabilite da uno stato, che ha caratterizzato la politica e l'immaginario americano dopo l'undici settembre, giustificando la cosiddetta 'guerra al terrorismo'.
Fallito l'eroe melodrammatico di Kiefer Sutherland e l'eroe giocattolo di Bruce Willis, interprete di un cinema action consapevole della propria illusorietà (Trappola di cristallo), il protagonista di Fuqua è un paladino vacuo, infondato, evaporante, lanciato contro l'affaire coreano e il buon senso. Imbarazzante come un incidente diplomatico, Attacco al potere è un orrore comico da cui nessun laser marziano ci salverà.